di Roberto Mandracchia

Tempo fa un’amica giornalista mi propose di accompagnarla in un paesino dell’entroterra siciliano per intervistare un vecchio pescatore che per tutti gli anni Settanta era stato dato per disperso in mare, poi all’improvviso era ricomparso, aveva mollato la navigazione e, come l’Ulisse della profezia di Tiresia, era andato a rintanarsi tra gente che non conosceva il mare, aveva comprato una casa con della terra intorno e s’era messo a fare il contadino. Si diceva persino che avesse piantato nella sua campagna un remo, esattamente come lo sciagurato eroe dell’Odissea.
Per quella trasferta avremmo percorso pochi chilometri, ma a volte, a sceglierseli bene, può cambiare molto lo stesso per chi è nato e vissuto sulla costa: la consistenza delle rocce, il tipo di alberi, il colore della terra, il modo di mettere su le case, le facce delle persone e le espressioni dello stesso dialetto. Inoltre, ci eravamo persi due volte. Poi, in un baretto inchiodato nel nulla a margine di una strada provinciale, ci avevano detto che sì, quell’uomo lo conoscevano, abitava poco lontano, circa due massicci rocciosi calcarei più in là. Andammo e trovammo tutto sprangato, la casa sembrava essere stata abbandonata, e da tanto. Un uomo, che avremmo scoperto essere un vicino di campagna dell’ex pescatore, ci vide aggirarci lì intorno (in cerca di quel remo che, però, non spuntava da nessuna parte) e si informò su chi fossimo e cosa volessimo. Difficile mi pare, ci disse dopo, perché s’è ammazzato un anno, un anno e mezzo fa. Ma in che senso ammazzato, fu la non brillante domanda della mia amica che, va capito, in quel momento era all’apice della sua delusione. L’uomo, comunque, non si scompose e si limitò a rispondere: Nel senso che ha pigliato la vecchia scupetta che c’aveva lasciato suo padre e ci s’è tirato un colpo.
Questo ricordo mi sarebbe venuto in mente parecchi anni dopo leggendo Joseph Conrad, narratore di storie devastanti, e un suo racconto intitolato “Al limite estremo”, la vicenda dell’ultimo scriteriato viaggio di un vecchio capitano a bordo di un malandato piroscafo nel sopore dei Mari del Sud. Scriteriato perché il capitano ormai è a un passo dalla cecità completa, ma si ostina nel non volerlo far capire al resto dell’equipaggio, affidandosi soltanto alla sua grande esperienza. Tutto il racconto ruota attorno a queste due domande: perché il capitano si ostina a navigare e a mentire? riuscirà a portare a termine quel triste inganno e quell’ultima traversata?
Dopo la notizia del suicidio col fucile da caccia, le spalle della mia amica davano l’idea di star sostenendo un peso non indifferente e quindi ci affrettammo a ringraziare l’uomo per andarcene via da lì. Stavamo risalendo in macchina quando l’altro ci raggiunse e disse: Se le interessa, signorina, ci sono io, mi chiamo Attilio e ci posso raccontare quello che faccio. Attilio indossava un cappellino con la pubblicità di una compagnia d’assicurazioni, e non so perché lo ricordo ancora oggi. Poco dopo ci fece entrare in un magazzino di sua proprietà e ci colpì la vista di due dozzine di gabbie per uccelli e l’odore fortissimo dei loro escrementi mescolato a quello del mangime. Le gabbie erano piene di canarini di tutte le età e il baccano del loro canto era impressionante in quello spazio chiuso e soffocante, come lo scattare simultaneo di svariati antifurti da macchina. Attilio ci spiegò che da tempo provava a ottenere, attraverso degli incroci, il canarino più piccolo del mondo. Purtroppo non c’era ancora riuscito e il primato spettava ancora a un cornuto che stava da qualche parte, in Spagna.
Varie volte, fra me e la mia amica, era scaturita la medesima discussione sulle differenze tra narrativa e giornalismo. Finivamo sempre per concordare su quella che ci sembrava la maggiore: nella narrativa contano più le domande e nel giornalismo le risposte. Ancora non so se avevamo ragione.
Joseph Conrad, in una nota all’inizio di quel suo racconto, scrive: “Quanto al suo «realismo», questo lo devono decidere i lettori. Uno i fatti se li doveva cercare qua e là”.
Roberto Madracchia è nato ad Agrigento. Ha pubblicato i romanzi: Guida pratica al sabotaggio dell’esistenza (Agenzia X 2010), Vita, morte e miracoli (Baldini & Castoldi 2014), Don Chisciotte in Sicilia (minimum fax 2022) e L’implosivo (minimum fax, 2024).
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