Naviganti

di Laura Lanza

Maggio 1860
Augusto guarda il mare avvolto nel buio. Le onde placide vanno e vengono ipnotiche sotto
il suo sguardo fisso all’orizzonte. Non le nota. Vede oltre, cerca quello che non si vede. Ci
sono coste che li aspettano e loro sono pronti a raggiungerle ma, in quella notte ancora
calma, può confessare almeno a se stesso il peso delle decisioni degli ultimi giorni. I dubbi
lo tormentano. Vale così poco una vita umana? Vale un ideale? Chiude gli occhi e lascia
che la brezza marina lo attraversi, infilando la sua aria salmastra nella folta barba ormai
bianca. Percependo solo il rumore dell’acqua, immagina di essere ancora giovane, nel
porto di Marsiglia. Gli ideali sono vergini e Vittoria è ancora viva. Lei che lo abbraccia con
passione e gli sussurra promesse d’amore prima che quel maledetto morbo gliela strappi
via per sempre. Apre gli occhi di scatto. Non riesce a reggere il ricordo, non è il momento
per i rimpianti. Qualche giorno prima, quando il generale è arrivato a villa Spinola, gli ha
domandato solo: “Mi volete?” Augusto ha risposto senza esitazione: “Con immenso
piacere”. Sa quello che sta arrivando nell’eco di tutte le scelte del passato. Un’onda più
alta s’infrange fragorosamente a riva e lo riporta al presente. Sembra che gli sussurri un
nome. Carlo… Hanno combattuto l’uno accanto all’altro sotto le mura di Roma, quando
erano stati così vicini a liberarla. Poi lui è andato a Sapri a morire, dopo aver attraversato
quello stesso mare così ricco di promesse. Non si può giocare con la morte e pensare di
sfuggirle per sempre. Anche l’amico, la sera prima della partenza, aveva cercato di
interrogare l’acqua? Ma non ci sono risposte, per i naviganti. Occorre solo affidarsi alla
corrente che ti porta dove vuole lei, anche quando hai tracciato la rotta con precisione.
Augusto, seduto su uno scoglio, sbuffa e si stringe forte le ginocchia tra le mani. Sente dei
passi pesanti alle sue spalle, che fanno sfrigolare la sabbia umida. Non ha bisogno di
girarsi per riconoscerlo. La voce calda e sicura lo raggiunge. “Bixio sta tardando troppo.
Prepariamo una barca a remi, voglio andargli incontro.” Una mano si posa sulla sua
spalla. Cerca sostegno, forse conferma? Voltandosi, incrocia il lampo deciso di quegli
occhi chiari. “A Crispi la terra e a noi il mare, generale. Andiamo a vedere cosa è successo
a quel pirata.” Scherza Augusto Vecchi, mettendosi in moto. Lascia che i fantasmi che gli
affollano la mente scivolino via sull’acqua.

Laura Lanza (Sassari, 1975), laureata in lettere classiche, insegna in un istituto superiore. Appassionata di età vittoriana e divulgazione storica, negli ultimi anni si è dedicata alla riscoperta del concittadino Giovanni Antonio Sanna, tra ricerche d’archivio e studio di materiali editi e inediti. Da questo lavoro è nato il progetto di un romanzo storico dedicato alla sua saga familiare “Il peso della Galena” per Rossini editore.