di Antonio Boggio
“Guardò il mare e capì fino a che punto era solo, adesso.” – Il vecchio e il mare, Hernest Hemingway, 1952.

Quando penso alle persone che ogni giorno affrontano la vita, tra le piccole e le più grandi difficoltà quotidiane, inevitabilmente vedo il mare e il pensiero corre a una canzone e a un libro che da tempo uso come bussola per raccontare questa attraversata.
La canzone è Naviganti di Ivano Fossati.
Si apre con una frase travolgente: «Siamo stati naviganti con l’acqua alla gola…».
In poche parole, dice tanto. Nel resto del brano si scopre che non parla di navi, di rotte o di porti, almeno non nel loro significato più letterale. Parla di noi. Di quei momenti in cui la vita ci afferra per il colletto e ci costringe a restare a galla, a imparare a nuotare in fretta, a respirare anche mentre stiamo affondando.
Fossati usa il mare e il navigare come metafora dell’esistenza. Non serve aver mai sentito il rollio di una nave sotto i piedi, per riconoscersi in quelle parole.
Si può essere naviganti anche restando a terra. Lo dice chiaramente alla fine della canzone:
«perché siamo naviganti / senza navigare / mai».
È un paradosso solo in apparenza. Perché tutti, prima o poi, ci ritroviamo in mezzo a qualcosa che non abbiamo scelto, a cercare una rotta più stabile mentre il vento cambia.
La mia storia è piena di naviganti, anche nel senso letterale. Uno in particolare: mio nonno, di cui porto il nome e il cognome. Lui il mare lo aveva davvero negli occhi e nelle mani. Quando morì trovammo il suo libretto di navigazione e scoprimmo che stava lontano da casa, imbarcato su navi petroliere, anche per oltre due anni.
Una volta, prima di rimbarcarsi dopo un periodo di riposo, mia nonna era rimasta incinta, e lui conobbe uno dei suoi figli solo al suo ritorno, quando aveva già quasi due anni.
La vita del navigante è fatta di assenze, di solitudine. Ma anche di avventure che spesso non vengono raccontate, che svaniscono con chi le ha vissute. Alcune le ho sentite per caso, quando lui e i suoi vecchi compagni di mare si ritrovavano davanti alla televisione a guardare il pugilato o quelle che chiamavano “le americanate”. In mezzo ai colpi e alle luci riaffioravano tempeste, porti lontani, notti lunghissime senza terra.
Era come se il mare tornasse a visitarli.
Io ho deciso di non prendere la strada del mare, eppure come scrive Fossati, non ho mai smesso di navigare. Di provare, durante i momenti difficile, a orientare il timone verso acque più calme.
E poi c’è un libro, Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway. In fondo Fossati, mio nonno e Hemingway parlano la stessa lingua: quella di chi sa che vivere significa attraversare.
Santiago è un vecchio pescatore che non prende un pesce da ottantaquattro giorni. Tutti lo credono finito. Anche il ragazzo che lo aiutava è stato costretto ad andarsene. Eppure, un mattino, Santiago prende il largo e incontra un marlin enorme. Combattono per giorni. Il pesce trascina la barca, il vecchio resiste anche con mani le ferite e la schiena spezzata. Non è una lotta fatta di odio: è un confronto tra due solitudini che si riconoscono. Quando finalmente Santiago vince, il mare gli presenta il conto: gli squali divorano il pesce e a riva resta solo uno scheletro.
Torna sconfitto? No. Torna svuotato, ma non spezzato.
Hemingway scrive che l’uomo può essere distrutto, ma non sconfitto. E forse essere un navigante significa proprio questo: non arrivare sempre con il carico intatto, ma con la dignità di chi non ha mollato il timone.
Perché, in fondo, siamo fatti così: fragili e ostinati, spinti da forze che non controlliamo fino in fondo, eppure sempre pronti a salpare. E anche quando restiamo fermi, anche quando sembra che non stiamo andando da nessuna parte, stiamo comunque navigando.
Buon vento.
Antonio Boggio nato nel 1982, è cresciuto a Carloforte, nell’isola di San Pietro
Insieme ad altri autori ha partecipato alla stesura del Repertorio dei matti della città di Cagliari (Marcos Y Marcos, 2016) curata da Paolo Nori.
Omicidio a Carloforte è il suo romanzo di esordio (Piemme, 2022). Sempre con Piemme nel 2023 ha pubblicato Il delitto alla baia d’argento. Del 2025 il terzo romanzo della serie del commissario Alvise Terranova, Assassinio all’isola di San Pietro. Il quarto romanzo sarà pubblicato nel 2026 nella collana Giallo Mondadori.