Itaca, o il viaggio

di Ennio Meloni

In quella che è ritenuta la sua più bella e conosciuta poesia, “Itaca”, il poeta
Costantino Kavafis, uno dei grandi della cultura mediterranea, scrive nei versi iniziali
“quando ti metterai in viaggio per Itaca
Devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze”
e poi in quelli conclusivi
“E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.”
Insomma, scrive Kavafis, nel viaggio che fece Ulisse, e che è metafora della vita, non
è tanto importante la meta, Itaca appunto, quanto il viaggio, l’arricchimento che ne
deriva e che il viaggiatore è in grado di recepire.
Mi sono sempre chiesto che cosa pensano di questo nostro archetipo i migranti e,
anche dopo aver parlato con qualcuno di loro, ho scritto “Messaggio da un
migrante” che, dopo aver richiamato il concetto esposto da Kavafis, recita:
“Ma se come me, …, anche voi foste nati / nelle terre emarginate…spogliate d’ogni
risorsa / fin dai tempi più remoti, / se anche voi per raggiungere / la parte del globo
fortunata, / (che voi definite civile)”.
E si descrivono le sofferenze, le privazioni, le torture, la possibile morte… per
concludere.

“Se anche voi sapeste come io so
che se si sopravvive a tutto questo
si finisce prima o poi
sotto il dominio di un mercante
che vi succhia ogni risparmio
per portarvi su un gommone
o su barche fatiscenti
e abbandonarvi in mezzo al mare
al primo accenno di burrasca,
e nuotare a perdifiato
per sfuggire a quelle onde
che ti entrano nel petto
per portarti giù nel buio,
e infine giunger se vi riesce
su una sponda inospitale,
talvolta accolti da fratelli
più spesso presi come bestie
per esser di nuovo recintati,
in attesa di un permesso con i timbri
che certifichi che pure voi
siete un uomo tra gli umani.
Ecco
se voi consideraste tutto questo
anche guardando dalla vostra sponda
probabilmente capireste
che noi non siamo affatto attratti
dal viaggio, dall’esperienza maturata
nelle tappe del cammino
che ci porta infine a Itaca,
ma che noi siamo solo,
e disperatamente, concentrati
sul conquistar la condizione
di una umana dignità
da raggiungere comunque
costi quel che costi.
Anche a rischio della vita.
Si,
anche a rischio della vita.”

Da “La candela del minatore” RPlibri Editore

Ennio Meloni nasce a San Vito a metà del secolo scorso. Figlio di un minatore, vive da tempo a Gonnesa, dove ha fondato e presiede la Associazione culturale “Radici e ali” e un premio annuale di poesia “Le strade della poesia”.
Appassionato lettore di Neruda, Hikmet e Brecht è arrivato alla scrittura solo con la piena maturità.
Ha pubblicato due raccolte di poesia: Centellino amore, LietoColle Editore 2009 Davanti al mare e La Candela del Minatore per RPlibri 2023, oltre che molti racconti inclusi in antologie.


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