di Barbara Sessini

Qualche anno fa, passeggiando lungo la Darsena a Ravenna, rimasi colpita da un
mercantile ormeggiato nel canale. Era un colosso, ma lo scafo blu era divorato dalla ruggine.
Troppa ruggine. Mi venne in mente una frase, rimasta indelebile nella mia testa fin dalla
prima lettura. Sono le parole che Abdul Aziz, uno dei protagonisti di “Marinai Perduti” di
Jean-Claude Izzo, pensa mentre è a bordo dell’Aldébaran, il cargo di cui è capitano,
bloccato da guai legali nel porto di Marsiglia.
“Il genio umano non è niente. Vanità. L’uomo è privo di determinazione, applicazione,
perseveranza. Si arrende per un giorno, un giorno solo, e l’indomani scarafaggi e ruggine
hanno preso il sopravvento. Nessuna vittoria. Scarafaggi e ruggine”.
Scoprii che anche il mercantile che avevo visto a Ravenna era fermo da tempo, reduce da
una collisione. Izzo ha descritto così bene cos’è una nave privata del suo navigare che è
bastato uno sguardo perché riaffiorasse il romanzo.
Izzo, infatti, racconta per sottrazione: cos’è la navigazione quando non puoi salpare? Cosa
sei senza ciò che ami? E come ci si sente quando la vita non fa più un passo avanti e tutto
sembra chiederti una ragione delle tue scelte?
Non c’è una sola risposta: ognuno ha la sua, che sia personaggio o lettore. C’è una
navigazione che è non decidere, lasciarsi portare dalla vita da un porto a un altro. C’è una
navigazione che è sentirsi liberi. “Una volta in mare chi era lo straniero, e rispetto a chi?”.
C’è una navigazione per passione e una mercenaria e c’è un viaggio dettato da cosa
vogliamo da noi stessi. “Credo che il mare lo terrorizzasse. […] E allora ci si buttava dentro in
pieno, per vincere la paura. […] Siamo così nella vita, no? Qualcosa ci fa paura e ci buttiamo
dentro. Nella paura, voglio dire. A testa bassa. Non credi?”.
Marinai perduti insinua anche il sospetto che navigare non sia solo un raggiungere luoghi,
un procedere quasi orizzontalmente, ma abbia a che fare col tempo. “Forse non lo sai, ma
nell’antichità le carte si chiamavano i ‘periodi della terra’ […]. Ci sono porti che hanno
cambiato nome, come i mari che li bagnano. Certi sono completamente scomparsi. La loro
storia, se non è ancora stata scritta, non lo sarà mai più”.
E Izzo scrive una storia che affonda le mani nello sporco, che racconta la violenza e che non
ha eroi. E mette in guardia dai rischi che si corrono a rinunciare a immaginare un altrove, ad
andare incontro a qualcosa o a qualcuno da scoprire.
Barbara Sessini è nata a Iglesias nel 1978. Si è laureata in filosofia a Cagliari e da oltre dieci anni vive a Torino. È giornalista professionista e ha collaborato con diverse testate. Attualmente si occupa di fisco e diritto per un quotidiano specializzato nell’informazione giuridico-economica.
Nella sua produzione da scrittrice di romanzi crime, ricordiamo “Un posto tranquillo per un delitto” e “Il giorno perfetto per un delitto” per i tipi di Newton Compton editori.