Le grandi processioni della Settimana Santa sono il più eclatante retaggio di quattro secoli di dominazione spagnola.

A Iglesias, come in altre città regie, tale retaggio sopravvive praticamente inalterato da secoli, grazie all’antico sodalizio dell’Arciconfraternita del Santo Monte, che ne è custode e proprio nel 2016 celebra il quattrocentenario dalla fondazione. La struttura di base dei riti tradizionali risale infatti alla fine del Seicento, anche se è dato presumere che le processioni penitenziali in Quaresima e Settimana Santa fossero di prassi fin da tempi più remoti.

Elemento fondamentale delle processioni è sempre stata la partecipazione popolare. Ancora oggi infatti, le processioni del Giovedì e Venerdì Santo vedono la partecipazione dei bambini che vestono l’abito da baballottis.

La Settimana Santa quindi, è un viaggio nel tempo e nella storia. L’attesa del momento dei riti è carica di emozione, le vie della città vecchia si preparano a veder sfilare i simulacri e il corteo che li accompagna, nel suono assordante delle matraccas e tra le preghiere dei fedeli.

Il Martedì Santo, Processione dei Misteri. Sette statue di legno che raccontano la Passione.

Il primo mistero: Gesù che prega nell’Orto degli Ulivi; secondo: La cattura; Terzo: la Flagellazione; Quarto: l’Incoronazione; Quinto: la Salita al Calvario; Sesto: la Crocifissione; Settimo: la Vergine Addolorata.

 

Nel Giovedì e Venerdì Santo le vie del centro storico sono popolate di figure tradizionali, i baballottis, che raffigurano gli antichi disciplinanti. Tutti vestiti di bianco, con un cappuccio che nasconde il viso

Giovedì Santo – i “Sepolcri”. Le vie risuonano delle matraccas, e del battere del tamburo. La Madonna Addolorata cerca Gesù per tutte le Chiese del centro storico.

Su “nenniri” fa bella mostra negli altari della reposizione. Si tratta di grano o lenticchie fatti germogliare e crescere in un piatto o vaso al buio.

Venerdì Santo

Venerdì mattina, la Processione del Monte: l’ascesa al Calvario del Cristo, attraverso le vie dell’antico quartiere di Sa Costera.

Dentro la chiesetta di San Michele, durante un rito privato che vede la partecipazione degli Hermanos detti “Obrieri del Descenso”, si compie S’Iscravamentu (la deposizione dalla croce). La statua di Gesù viene adagiata sulla lettiga (sa lettera) colorata di blu notte con incisioni in oro. In serata, intorno alle venti, si procede con la processione del Descenso, la rappresentazione del funerale di Gesù. Is Vexillas, gli stendardi, aprono questa processione, accompagnati da San Giovanni e dalla Maddalena, impersonati da due bambini (secondo la tradizione entrambi maschi) che indossano abiti di foggia orientale. Seguono Is Varonis (dallo spagnolo varon, maschio, uomo), che rappresentano Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo; sono vestiti con ampi mantelli di velluto marrone e portano in mano tenaglie e martelli. Sotto il baldacchino bianco giace il corpo della statua di Gesù morto in sa lettera, mentre in fondo al corteo sfilano i confratelli dell’Arciconfraternita del Monte con il simulacro dell’Addolorata.
Durante la notte del sabato, al canto del Gloria, entra in cattedrale il Cristo Risorto. La mattina della Domenica di Pasqua, ad opera della confraternita di San Giuseppe, si svolgono due processioni: una parte dalla chiesa di San Giuseppe con il simulacro della Madonna e i ragazzi che impersonano la Maddalena e San Giovanni, l’altra dalla cattedrale con Gesù Risorto.

Il Venerdì sera, il momento forse più drammatico e toccante. Il funerale di Gesù, la Processione del Descenso.

Il corteo si apre di nuovo con il fragore delle grandi matraccas (antichi strumenti di legno, munite di ruota dentata che girando genera un suono assordante) e dei tamburi – le campane sono vietate – ma poi tutto si spegne nel silenzio e nella recita del rosario. Si prega sul corpo di Gesù, già morto e deposto dalla Croce. Il suo letto mortale – “Sa Lettera” – è accompagnato  da figure mistiche, tradizionalmente avvolte da un alone di mistero:

Is Vexillas (gli stendardi)

 Is Varonis ( dallo spagnolo Varon, uomo, ma detti da alcuni i “Faraoni”) ovvero Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo, che portano tenaglie e martello

La Maddalena e San Giovanni adorni d’oro e gioielli  impersonati da due bambini (secondo la tradizione entrambi maschi) che indossano abiti di foggia orientale;

due servi anonimi che portano le scale per la deposizione di Gesù

i Germani (i confratelli, Hermanos, vestiti con la tradizionale tunica inamidata, con i fiocchi neri, e il cappuccio sul volto)

l’Addolorata che chiude il corteo, e tiene tra le mani la corona di spine tra le mani mentre le spade le trafiggono il cuore.

 

Sabato Santo

Durante la notte del sabato, al canto del Gloria, il Cristo Risorto viene condotto in Cattedrale.

Domenica di Pasqua

La mattina della Domenica di Pasqua, ad opera della confraternita di San Giuseppe, si svolgono due processioni. La prima parte dalla chiesa di San Giuseppe con il simulacro della Madonna e la Maddalena e San Giovanni; l’altra dalla cattedrale con Gesù Risorto.

Le due processioni seguono itinerari diversi fino al momento in cui avverrà Su Incontru, nello spazio da Via Nuova a Piazza Sella. I due gruppi si inchinano per 3 volte mano a mano che si avvicinano, per formare una processione unica che si avvia verso la cattedrale dove si svolgerà una messa.

Martedì dopo Pasqua
La sera del Martedì dopo Pasqua, dopo la Messa in cattedrale, si svolge S’inserru: una processione unica che poi si sdoppia con tre inchini e tre saluti man mano che i simulacri di Gesù Risorto e della Madonna si allontanano per essere accompagnati rispettivamente nella chiesa di San Francesco e nella chiesa di Giuseppe.