EuroHotel Iglesias


Il nostro Hotel si trova nel cuore della città di Iglesias a pochi passi dal centro storico. Base ideale per la vacanza o per gli appuntamenti di lavoro. Dispone di una elegante sala convegni e di un ampio parcheggio gratuito privato e coperto. La graziosa palazzina che lo ospita ristrutturata nel 2003 rievoca esternamente lo stile liberty di inizio secolo scorso che ha lasciato tante importanti testimonianze nella nostra cittadina mineraria. Le 25 camere tutte molto confortevoli e arredate in stile rococò, così come gli ambienti in comune, sono illuminate da lampadari in vetro di Murano (http://www.eurohoteliglesias.it).
Il nostro ristorante si trova a circa 500 metri di distanza dall’hotel offre diversi tipi di menù proponendo cucina tradizionale regionale e nazionale ed è rinomato per la cucina a base di pesce. (http://www.ristoranteiglesiasilriccio.com)
Iglesias dista solo 40 minuti dall’aeroporto di Cagliari – Elmas e 50 minuti dal porto di Cagliari, è ben collegata attraverso i trasporti ferroviari (anche dall’aeroporto) ed è facilmente raggiungibile in auto grazie a strade comode che si congiungono alle principali arterie stradali della Sardegna.
Da questo indirizzo è possibile sfogliare la nostra guida : http://www.youblisher.com/p/1243711-Euro-Hotel-Iglesias/.
Virtual tour: https://www.google.com/maps/@39.3094558,8.5331005,3a,75y,59.28h,90t/data=!3m7!1e1!3m5!1s5VyIL3Fi-v4AAAQvxa1Flg!2e0!3e2!7i13312!8i6656

I riti della Settimana Santa

Le grandi processioni della Settimana Santa sono il più eclatante retaggio di quattro secoli di dominazione spagnola.

A Iglesias, come in altre città regie, tale retaggio sopravvive praticamente inalterato da secoli, grazie all’antico sodalizio dell’Arciconfraternita del Santo Monte, che ne è custode e proprio nel 2016 celebra il quattrocentenario dalla fondazione. La struttura di base dei riti tradizionali risale infatti alla fine del Seicento, anche se è dato presumere che le processioni penitenziali in Quaresima e Settimana Santa fossero di prassi fin da tempi più remoti.

Elemento fondamentale delle processioni è sempre stata la partecipazione popolare. Ancora oggi infatti, le processioni del Giovedì e Venerdì Santo vedono la partecipazione dei bambini che vestono l’abito da baballottis.

La Settimana Santa quindi, è un viaggio nel tempo e nella storia. L’attesa del momento dei riti è carica di emozione, le vie della città vecchia si preparano a veder sfilare i simulacri e il corteo che li accompagna, nel suono assordante delle matraccas e tra le preghiere dei fedeli.

Il Martedì Santo, Processione dei Misteri. Sette statue di legno che raccontano la Passione.

Il primo mistero: Gesù che prega nell’Orto degli Ulivi; secondo: La cattura; Terzo: la Flagellazione; Quarto: l’Incoronazione; Quinto: la Salita al Calvario; Sesto: la Crocifissione; Settimo: la Vergine Addolorata.

 

Nel Giovedì e Venerdì Santo le vie del centro storico sono popolate di figure tradizionali, i baballottis, che raffigurano gli antichi disciplinanti. Tutti vestiti di bianco, con un cappuccio che nasconde il viso

Giovedì Santo – i “Sepolcri”. Le vie risuonano delle matraccas, e del battere del tamburo. La Madonna Addolorata cerca Gesù per tutte le Chiese del centro storico.

Su “nenniri” fa bella mostra negli altari della reposizione. Si tratta di grano o lenticchie fatti germogliare e crescere in un piatto o vaso al buio.

Venerdì Santo

Venerdì mattina, la Processione del Monte: l’ascesa al Calvario del Cristo, attraverso le vie dell’antico quartiere di Sa Costera.

Dentro la chiesetta di San Michele, durante un rito privato che vede la partecipazione degli Hermanos detti “Obrieri del Descenso”, si compie S’Iscravamentu (la deposizione dalla croce). La statua di Gesù viene adagiata sulla lettiga (sa lettera) colorata di blu notte con incisioni in oro. In serata, intorno alle venti, si procede con la processione del Descenso, la rappresentazione del funerale di Gesù. Is Vexillas, gli stendardi, aprono questa processione, accompagnati da San Giovanni e dalla Maddalena, impersonati da due bambini (secondo la tradizione entrambi maschi) che indossano abiti di foggia orientale. Seguono Is Varonis (dallo spagnolo varon, maschio, uomo), che rappresentano Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo; sono vestiti con ampi mantelli di velluto marrone e portano in mano tenaglie e martelli. Sotto il baldacchino bianco giace il corpo della statua di Gesù morto in sa lettera, mentre in fondo al corteo sfilano i confratelli dell’Arciconfraternita del Monte con il simulacro dell’Addolorata.
Durante la notte del sabato, al canto del Gloria, entra in cattedrale il Cristo Risorto. La mattina della Domenica di Pasqua, ad opera della confraternita di San Giuseppe, si svolgono due processioni: una parte dalla chiesa di San Giuseppe con il simulacro della Madonna e i ragazzi che impersonano la Maddalena e San Giovanni, l’altra dalla cattedrale con Gesù Risorto.

Il Venerdì sera, il momento forse più drammatico e toccante. Il funerale di Gesù, la Processione del Descenso.

Il corteo si apre di nuovo con il fragore delle grandi matraccas (antichi strumenti di legno, munite di ruota dentata che girando genera un suono assordante) e dei tamburi – le campane sono vietate – ma poi tutto si spegne nel silenzio e nella recita del rosario. Si prega sul corpo di Gesù, già morto e deposto dalla Croce. Il suo letto mortale – “Sa Lettera” – è accompagnato  da figure mistiche, tradizionalmente avvolte da un alone di mistero:

Is Vexillas (gli stendardi)

 Is Varonis ( dallo spagnolo Varon, uomo, ma detti da alcuni i “Faraoni”) ovvero Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo, che portano tenaglie e martello

La Maddalena e San Giovanni adorni d’oro e gioielli  impersonati da due bambini (secondo la tradizione entrambi maschi) che indossano abiti di foggia orientale;

due servi anonimi che portano le scale per la deposizione di Gesù

i Germani (i confratelli, Hermanos, vestiti con la tradizionale tunica inamidata, con i fiocchi neri, e il cappuccio sul volto)

l’Addolorata che chiude il corteo, e tiene tra le mani la corona di spine tra le mani mentre le spade le trafiggono il cuore.

 

Sabato Santo

Durante la notte del sabato, al canto del Gloria, il Cristo Risorto viene condotto in

Biblioteca Diocesana

La Biblioteca storica della Diocesi di Iglesias è una biblioteca specializzata in discipline religiose ed ecclesiastiche che risulta attualmente costituita da circa 10.000 volumi.

La sua è una storia lunga in quanto il materiale in essa custodito è frutto della stratificazione di fondi provenienti dal Collegio ex- gesuitico e, successivamente, dal Seminario vescovile che, eretto nel 1774, provvide fin dal principio ad una propria dotazione libraria, propedeutica alla formazione dei giovani che si apprestavano a ricevere l’educazione ecclesiastica e al necessario aggiornamento dei loro insegnanti.

Successivamente, a partire dalla seconda metà del XVIII sec., il fondo si incrementò con opere non solo di argomento sacro e religioso ma anche di autori classici, sia latini che greci.

Nei decenni successivi la biblioteca crebbe gradatamente grazie alle donazioni di Vescovi, Canonici e Sacerdoti (come si ricava dai frontespizi di alcune edizioni), per divenire luogo di consultazione e studio, non solo dei chierici del seminario ma di tutto il Clero della diocesi iglesiente.

Tuttavia gravi sono state le perdite e i danni che il materiale ha subito in seguito a vicissitudini quali trasferimenti e incauti depositi che hanno depauperato il patrimonio fino a renderlo non più consultabile.

Nel corso di questo ultimo decennio, in piena sintonia con un più vasto movimento in ambito ecclesiale, la Diocesi di Iglesias ha avviato, un piano di tutela e valorizzazione di tale patrimonio con lo scopo di preservarlo nel lungo termine, accrescerlo secondo criteri ben definiti e diffonderne la conoscenza presso il maggior numero di utenti possibile.

A tale scopo, e nell’ottica dell’assoluta condivisione del sapere, la Diocesi di Iglesias ha intrapreso un importante lavoro di riordino e catalogazione (attualmente ancora in corso) dell’intero patrimonio che, collocato ordinatamente in scaffalature metalliche in una locale adibito a tale uso al pian terreno del Seminario vescovile, si compone di opere che, a partire dal Cinquecento fino all’Ottocento, sono di rilevante interesse per la presenza di temi religiosi ed ecclesiastici (Storia della Chiesa, Agiografia, Patrologia, Sacra scrittura, Filosofia, Teologia, Diritto ecclesiastico) insieme ad altri quali la Letteratura e la Storiografia.

Regolarmente aperta al pubblico la Biblioteca è dotata di una sala studio per la consultazione che comprende tredici postazioni più 1 postazione multimediale per la consultazione del catalogo informatizzato.

(Articolo a cura della Dottoressa Licia Meloni)

Archivio Storico Diocesano

Via Tenente Cacciarru 1, Iglesias

Quale istituto di conservazione del patrimonio documentario delle diverse realtà della Chiesa locale, l’Archivio Storico Diocesano attualmente custodisce la documentazione e gli scritti della Curia diocesana, del Capitolo della Cattedrale, del Seminario vescovile e, di recente donazione, l’archivio privato di don Pietro Allori (1925-1985), maestro di cappella della chiesa cattedrale.

Nonostante la Diocesi risalga al V secolo d.C. l’Archivio Storico della Diocesi di Iglesias conserva documenti solo a partire dalla prima metà del Cinquecento. I vari trasferimenti e l’unione con la Arcidiocesi di Cagliari (1513-1763) sono le cause del depauperamento di un archivio che tuttavia è fondamentale memoria della vita spirituale e sociale della Chiesa locale.

Con esso si realizza quanto prescritto dal can. 491 § 2 del Codice di Diritto canonico: “Il vescovo diocesano abbia anche cura che nella diocesi vi sia un archivio storico e che i documenti che hanno valore storico vi si custodiscano diligentemente e siano ordinati sistematicamente”.

È soprattutto in questo ultimo decennio, in piena sintonia con un più vasto movimento in ambito ecclesiale, che l’Archivio diocesano è divenuto luogo di studio e di ricerca, ma anche di valorizzazione e di promozione culturale.

Tutela materiale delle fonti archivistiche, organizzazione gestionale, facilità di accesso si sono coniugate con la promozione di iniziative che hanno consentito di valorizzare l’intero patrimonio documentario, nella prospettiva della recente pastorale dei beni culturali, quale apporto alla più ampia pastorale della cultura.

Sul piano istituzionale l’inizio fu lento; la fisionomia dell’archivio, nell’ordinamento della Curia vescovile, era quella di un ufficio dipendente dal cancelliere vescovile: a lui era riservata l’ammissione degli studiosi alla consultazione e le decisioni relative alla gestione dell’intero patrimonio documentario che, all’epoca, era alloggiato in locali adiacenti agli uffici della Curia.

È a S. E. Mons. Arrigo Miglio che si deve la volontà di dare una migliore sistemazione all’archivio, sia dal punto di vista istituzionale che logistica.

Con lo scopo di dare vita ad unico centro che accogliesse sia l’Archivio Storico Diocesano che la Biblioteca, fece ristrutturare alcuni locali di un’ala al pian terreno del Seminario vescovile che, grazie agli interventi annuali della CEI e della Regione Autonoma della Sardegna, vennero ridistribuiti in modo più razionale.

Dal 1998, reso autonomo dalla Cancelleria, dotato di un direttore responsabile e di un apposito regolamento, l’Archivio Storico Diocesano – istituito ufficialmente il 4 aprile 2010 – risponde alle esigenze e alle funzioni che gli competono in quanto istituto deputato a svolgere funzione di tutela nei confronti dei beni culturali che custodisce: igiene, climatizzazione, sicurezza per il materiale documentario, disponibilità, abitabilità, dignità degli spazi riservati al riordino, all’inventariazione e alla consultazione.

Questi gli interventi che hanno permesso di fare grandi passi soprattutto in ambito di consultazione, il cui incremento è, infatti, per l’archivio storico un elemento ineludibile della sua economia gestionale poiché far conoscere la consistenza dei fondi archivistici e incentivarne lo studio inducono ad elevare il grado di valorizzazione del patrimonio posseduto, ponendolo al servizio della cultura.

Sito ufficiale: http://www.archiviostoricodiocesiiglesias.it/

(Articolo a cura della Dottoressa Licia Meloni)