Cenere

mareminiere

CENERE

Film tratto dal romanzo di Grazia Deledda
Restauro digitale di una copia curato dall’associazione “
elenaledda vox
Musiche originali di
Mauro Palmas

Simonetta Soro, voce narrante
Mauro Palmas, liuto cantabile
Alessandro Foresti, pianoforte

Silvano Lobina, basso

Un progetto originale in cui musica e teatro si uniscono, alla ricerca di un dialogo che possa offrire un contributo alla visione di “Cenere”, film tratto dall’omonimo romanzo della scrittrice nuorese Grazia Deledda, l’unico che vide la partecipazione dell’attrice teatrale Eleonora Duse.

La proiezione sarà preceduta dalla lettura di brani tratti dal romanzo.

Simonetta Soro, voce narrante, sarà impegnata nel tracciare un percorso utile alla visione del film.

La musica di Mauro Palmas, interpretata dal vivo da un ensamble tutto acustico, commenterà ed accompagnerà il racconto della Deledda e le immagini del film.

IL FILM

Regia: Febo Mari
Soggetto: dal romanzo omonimo (1904) di
Grazia Deledda
Sceneggiatura: E. Duse, F. Mari
Fotografia:
G. Gaietto
Interpreti:
Eleonora Duse (Rosalia Derios), Febo Mari (Anania, suo figlio), Misa Mordeglia Mari (Margherita), Ettore Casarotti (il bimbo), Ilda Sibiglia, Carmen Casarotti
Produzione:
Ambrosio Film, Torino, 1916
Origine: Italia
Durata:
30’

 
Rosalia Derios, che ha avuto un figlio, Anania, da una relazione con un uomo sposato, è costretta dalla miseria ad abbandonare il bambino e portarlo dal padre. Passa il tempo , Anania è studente a Roma. Terminati gli studi, Anania torna al paese natale a cercare la madre e ne scrive a Margherita, sua promessa sposa. Anania è costernato alla vista della madre miserabile e precocemente invecchiata. Rosalia comprende il dramma del figlio e vuole tornare nell’ombra, anche per non turbare l’amore tra Anania e Margherita. Quest’ultima, infatti, non vuole saperne di vivere con Rosalia, colpevole ai suoi occhi di aver abbandonato il figlio. Anania lo comunica alla madre ma poi va da Margherita e rompe il fidanzamento. Rosalia, ricevuta la notizia, si uccide sconvolta dal dolore.

Dal romanzo di Grazia Deledda, che l’aveva particolarmente colpita, la Duse stessa trasse il soggetto e la sceneggiatura. La grande attrice, che aveva abbandonato le scene teatrali fin dal 1908, si convinse di interpretare il film che fu prodotto da Arturo Ambrosio e dal Caesar Film di Torino e girato in esterni in Piemonte, poiché la Sardegna non era raggiungibile per il pericolo costituito dai sommergibili austriaci.
La recitazione dell’attrice è singolarmente misurata (non parla mai davanti alla macchina da presa), in contrasto con quella di Febo Mari, che recita con una certa concitazione e parla continuamente. Cenere è anche l’unica interpretazione cinematografica della Duse.


Intenti – Mostra d’arte

intenti

Una mostra ideata da otto studenti dell’Accademia Albertina di Torino, che espongono il loro modo di vivere ciò che li circonda, prendendo in esame un frammento del loro percorso.

C’è chi lo fa attraverso gli occhi di un bambino, facendoci immergere in un mondo giocoso e colorato, chi ci coinvolge nel flusso delle sue sensazioni, chi ancora analizza filosofia, letteratura o aspetti della quotidianità. Ciascuno sceglie il mezzo più vicino a se per raccontarci il proprio pensiero, mostrandoci disegni, incisioni o fotografie.

Partecipano: Alessia Puli, Alice Massini, Carola Eirale, Edoardo Gallina, Michela Zappino, Roberta Mazziotti, Sara Camboni, Simone Scardino.

Descrizione percorso individuale:

ALESSIA PULI:

– Attraverso una serie di illustrazioni per bambini, si analizzano diversi aspetti della quotidianità vissuta da diverse specie di animali. Il percorso ha come punto cardine la volontà di trasmettere la serenità e la spensieratezza dell’infanzia, la capacità di divertirsi con poco e di trovare la bellezza anche nelle piccole cose.

ALICE MASSINI:

Attraverso la lettura e l’analisi di un’opera letteraria i lavori sono alla ricerca di un punto di incontro fra testo letterario e segno, in modo da evocare le stesse sensazioni scaturite durante la lettura. Il tema di questi lavori è il racconto: “Il cuore rivelatore” di Edgar Alla Poe. Attraverso il segno e la composizione dei lavori si cerca di descrivere non solo il fatto narrato, ma anche le emozioni provate mentre si legge e quelle dei personaggi, il tutto finalizzato alla ricerca di un nuovo linguaggio artistico-letterario.

CAROLA EIRALE:

Lo smarrimento, il timore, l’annientamento del proprio io: percepire la realtà da una prospettiva diversa, quella di chi non si sente mai abbastanza. Le fotografie si propongono di diventare la rappresentazione visiva di un viaggio introspettivo nell’insicurezza, a seguito di uno studio da sempre affascinato dalle particolarità e dalle ombre che si stendono fuori e dentro l’essere umano.

EDOARDO GALLINA:

– Stampe tagliate e ricucite in cicatrici che come segni della memoria, rivelano la lastra sottostante ricordando la presenza costante e materica di quel muro che è la matrice, forte in apparenza solo nella sua riproducibilità tecnica ma che ha anche un carattere profetico sulla delicatezza della carta. Un equilibrio nato da uno scontro tra opposti, un continuo rimando di sguardi tra il sopra e il sotto, in un dialogo che si avvicina al monotipo ma opponendo al fantasma di un’immagine una fusione concreta e inscindibile tra materia e forma.

– La metafora dell’insetto segna un’intrusione nel mondo umano lenta ma indiscreta, che si insinua nelle abitudini, nei costumi (come i concetti di casa o di famiglia) e nella mente, facendo emergere le fobie e le dipendenze tanto dei singoli quanto della società. Un’alienazione che esclude l’uomo invadendone e divorandone i significati, gettandolo nell’insofferenza di una sensibilità introversa e frustrata; condannandolo nell’abbietto, nel quale ricerca una nuova forma di identificazione: una metamorfosi dell’uomo con il simbolo della sua dipendenza.

MICHELA ZAPPINO:

– La ricerca è basata sull’osservazione dei piccoli gesti della quotidianità delle persone più care, più vicine, più conosciute; gesti che possono descrivere l’interiorità della persona rappresentata, avvicinando lo spettatore alla vita dell’artista.

ROBERTA MAZZIOTTI:

– Le opere si fondano sulla ricerca di un segno grafico che, in forma puramente astratta, possa racchiudere e liberare l’emotività, la rabbia e le paure, le vibrazioni esplosive, soffocate tra le pieghe del fare quotidiano. La ricerca di sé, la perdita e l’acquisizione del controllo.

SARA CAMBONI:

– I lavori cercano di analizzare la comunicazione che si crea tra il soggetto rappresentato e il disegnatore, cercando di coinvolgere lo spettatore in questo dialogo, evocando nuove sensazioni che possano creare analogie o differenze nel modo di percepire una stessa immagine da parte di chi osserva. Una ricerca che verte alla rappresentazione dell’animo di chi viene immortalato in un momento preciso, durante una posa, durante un’attività, durante un semplice scambio di sguardi, attraverso gli occhi di chi sta dall’altro lato.

SIMONE SCARDINO:

– Lidea da cui è partita la ricerca fa parte di un percorso artistico dove la superficie gioca da protagonista. I lavori sono la prova del tentativo di distruzione della linea, diventata nel corso dei secoli, simbolo ed icona. Dalla morte allegorica di questa, limmagine si costruisce di millepiani, fertili